Un buon maestro, una buona maestra di canto

2–3 minuti

Una piccola guida che spero utile per chi sta cercando un’insegnante di canto, per chi vuole intraprendere un percorso in un Conservatorio, per chi non è soddisfatto del proprio maestr* e magari non sa bene che cosa non va. Un promemoria per me stessa e per il mio lavoro, di cui sono sempre più profondamente appassionata.

N.B. Il maschile usato nel testo (maestro, allievo) ha semplicemente uno scopo pratico…evita ripetizioni e asterischi a pioggia. La prossima volta scrivo tutto al femminile, per equilibrio! 🙂

Un buon maestro sa prima di tutto ascoltare. Parte nel percorso di insegnamento da ciò che c’è già, dal buono, dai pregi. Si mette decisamente e subito dalla parte dell’allievo, alla ricerca della soluzione dei problemi.

Un buon maestro sente i difetti e ne capisce la fonte. Sa improvvisare sulle modalità di correzione, che richiedono non solo conoscenze fisiologiche e terminologiche, ma anche grande e generosa empatia. Un buon maestro non parte da ciò che sa che metterà in difficoltà l’allievo, ci arriva per gradi.

Un buon maestro aspetta a giudicare inadeguato uno studente, si prende il tempo necessario per capire se non sia per caso inadeguato il suo modo di insegnare, in generale o anche solo rispetto a quell’allievo specifico. E trova soluzioni.

Un buon maestro cerca comunque di non far sentire nessuno inadeguato a capire ciò che gli viene detto, perché sa che l’allievo deve sentirsi in grado di fare almeno qualcosa bene per poter avere lo stimolo per progredire.

Un buon maestro è empatico e psicologo, perché sa che la psicologia è un importante elemento del canto. Tuttavia non fa volare via in chiacchiere 60 minuti di lezione vantandosi (o lamentandosi) poi di essere ‘uno psicologo, amico, assistente e confidente, oltre che un maestro di canto.’

Un buon maestro fa complimenti sinceri.

Un buon maestro non ha molto tempo per criticare, perché a lezione ascolta, lavora con l’allievo, studia, fa diagnosi, propone esercizi, verifica, sperimenta, esemplifica.

Un buon maestro insegna, con l’esempio, a diventare autonomi nello studio senza dipendere interamente dal maestro di canto o di spartito.

Un buon maestro riconosce e accoglie la vulnerabilità di un allievo che si pone nella giusta attitudine per imparare: con fiducia e abbandonando il giudizio.

Un buon maestro abbandona per il tempo necessario la propria vulnerabilità, perché la scintilla della propriocezione si manifesta quando maestro e allievo rimangono aperti e depongono resistenze di ogni tipo.

Un buon maestro ascolta sempre con attenzione perché sa che deve fare una diagnosi seria e proporre la cura giusta. Un buon maestro non è come quel medico che non ci visita, nemmeno ascolta e scrive in fretta una ricetta.

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