Una piccola guida che spero utile per chi sta cercando un’insegnante di canto, per chi vuole intraprendere un percorso in un Conservatorio, per chi non è soddisfatto del proprio maestr* e magari non sa bene che cosa non va. Un promemoria per me stessa e per il mio lavoro, di cui sono sempre più profondamente appassionata.
N.B. Il maschile usato nel testo (maestro, allievo) ha semplicemente uno scopo pratico…evita ripetizioni e asterischi a pioggia. La prossima volta scrivo tutto al femminile, per equilibrio! 🙂

Un buon maestro sa prima di tutto ascoltare. Parte nel percorso di insegnamento da ciò che c’è già, dal buono, dai pregi. Si mette decisamente e subito dalla parte dell’allievo, alla ricerca della soluzione dei problemi.
Un buon maestro sente i difetti e ne capisce la fonte. Sa improvvisare sulle modalità di correzione, che richiedono non solo conoscenze fisiologiche e terminologiche, ma anche grande e generosa empatia. Un buon maestro non parte da ciò che sa che metterà in difficoltà l’allievo, ci arriva per gradi.
Un buon maestro aspetta a giudicare inadeguato uno studente, si prende il tempo necessario per capire se non sia per caso inadeguato il suo modo di insegnare, in generale o anche solo rispetto a quell’allievo specifico. E trova soluzioni.
Un buon maestro cerca comunque di non far sentire nessuno inadeguato a capire ciò che gli viene detto, perché sa che l’allievo deve sentirsi in grado di fare almeno qualcosa bene per poter avere lo stimolo per progredire.
Un buon maestro è empatico e psicologo, perché sa che la psicologia è un importante elemento del canto. Tuttavia non fa volare via in chiacchiere 60 minuti di lezione vantandosi (o lamentandosi) poi di essere ‘uno psicologo, amico, assistente e confidente, oltre che un maestro di canto.’
Un buon maestro fa complimenti sinceri.
Un buon maestro non ha molto tempo per criticare, perché a lezione ascolta, lavora con l’allievo, studia, fa diagnosi, propone esercizi, verifica, sperimenta, esemplifica.
Un buon maestro insegna, con l’esempio, a diventare autonomi nello studio senza dipendere interamente dal maestro di canto o di spartito.
Un buon maestro riconosce e accoglie la vulnerabilità di un allievo che si pone nella giusta attitudine per imparare: con fiducia e abbandonando il giudizio.
Un buon maestro abbandona per il tempo necessario la propria vulnerabilità, perché la scintilla della propriocezione si manifesta quando maestro e allievo rimangono aperti e depongono resistenze di ogni tipo.
Un buon maestro ascolta sempre con attenzione perché sa che deve fare una diagnosi seria e proporre la cura giusta. Un buon maestro non è come quel medico che non ci visita, nemmeno ascolta e scrive in fretta una ricetta.




